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Come finanziare un Extracomunitario.

“La mia esperienza personale. Il mio ufficio di consulenza aziendale utilizza alcuni servizi in comune con altre micro-aziende. Molte di queste sono gestite da imprenditori immigrati. Sono quindi esposto quotidianamente al problema del finanziamento delle idee e dei progetti.
A questo punto mi pongo la domanda: “Quali e quante banche sono disposte a condividere questi sogni?”. Ecco che sorge il problema: oggi ci sono delle banche attrezzate al dialogo, con prodotti e servizi dedicati agli imprenditori immigrati, più o meno capaci di soddisfare la domanda e di sfruttare le loro capacità imprenditoriali?; ci sono imprenditori che, per motivi diversi e per problemi di integrazione, rimangono ai margini del sistema creditizio e non riescono a far crescere le loro aziende?
Non si tratta di retorica ma di situazioni che cambiano in continuazione. Sono, però, consapevole del fatto che l’approccio al credito degli imprenditori di fede islamica sia diverso e frenante. Costoro, infatti, non accettano il principio di un valore diverso del denaro nello spazio e nel tempo, com’è invece accettato per quanto riguarda le merci. Quindi il denaro non può essere prestato ad interesse fisso ma può solo essere conferito come partecipazione al rischio dell’impresa.
Perciò le banche non potrebbero modellarsi e creare, al loro interno, uffici di consulenza, a costi accessibili, che valutino le idee, insegnino a sviluppare dei business plan ed infine accompagnino il progetto al finanziamento? In questo modo si farebbe una sorta di educazione ai servizi bancari e, allo stesso tempo, usando questa leva, si farebbe “sviluppo” ovvero verrebbero a crescere i rapporti con questo nuovo bacino di clientela.

Tutto ciò deve avvenire rigorosamente all’interno delle logiche del mercato: la banca offre un servizio di consulenza nella prospettiva di acquisire un cliente; l’imprenditore immigrato paga il servizio di cui non può fare a meno. Qualunque intervento generalizzato o dettato da un grande bisogno di solidarietà, impedirebbe la selezione dei progetti; condannerebbe l’imprenditore al fallimento; i finanziatori e, in ultima analisi, noi comunità alla perdita del capitale.

Come sempre è un problema di strutture e di costi. Spero che il Fondo PR.IM.I. faccia “da apri pista”… inizi questo cammino… educhi gli imprenditori immigrati e aiuti loro a realizzare i sogni… alla luce dei repentini cambiamenti del mercato del lavoro. L’immigrato è ormai una risorsa… “

Otto Bitjoka

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